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Raccolte dal blog

Pronto da mangiare (e da studiare)

Pannoso Chocolat viennois in “La Patisserie viennoise”, la graziosa e minuscola sala da tè/pasticceria a rue de l’Ecole-de-Médecine 8, presso Place St. Michel. A Parigi i pasticcini e i dolci sono indicati come “vienneserie”. Se vuoi la panna, chiedi la crème non la panne come invece ho fatto io! (prezzo medio sui 5 euro). Per un caffè macchiato ordina un petit crème, per un cappuccino un grand crème 😉
ps. L’espressione être chocolat significa “rimanere con un palmo di naso”
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L’altro giorno stavo preparando il pranzo ma, apparecchiando la tavola, mi sono accorta di una mancanza importante. Così ho preso una deliziosa baguette nella boulangerie sotto casa. Ho scelto fra diversi tipi di mollica (c’è voluto un po’ per capire che “mie dolce” e “mezza mie” fosse la mollica); ma fila facendo il mio occhio spaziava dietro la vetrina… fermandosi sulla Galette des rois, il dolce dei re che i parigini si mangiano nel periodo di Natale e nell’Epifania (siamo a febbraio ma va bene lo stesso): i rois sarebbero proprio i Re Magi.

(continua dopo la foto)

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Tradizionalmente si decora la torta con una corona. Mangiandola si trova nascosta all’interno una statuina, e chi la trova è considerato… il re della giornata. Quando a tavola ho tagliato la torta, la statuina ha fatto capolino fra due fette, quindi potrei considerarla para e patta per tutti!

Sarà perché mi ci soffermo ogni volta dieci secondi, sarà perché è una sfiziosa brasserie (il tipico locale con i tavolini nel dehors): la foto qui sotto mostra ciò che vedo nel tragitto quotidiano verso l’università. A proposito di università, ecco una curiosa differenza: nella facoltà parigina che frequento i corsi cadono una volta alla settimana, mentre a Roma ce ne sono tutti i giorni! Per esempio, il lunedì ho una lezione di 3 ore, e poi arrivederci professore a lunedì prossimo. Al contrario, a Roma ogni lezione dura un’ora e mezzo, ma 3-4 volte/settimana.

(continua dopo la foto)

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Una cosa che mi ha colpita è che i miei colleghi prendono (tutti) appunti con il pc. In aula c’è una media di 100 studenti, e sono la sola (giuro: la sola) che prende nota con carta e penna. Le parole del professore sono accompagnate dal ticchettio della tastiera di 1000 dita che battono. “Ma cosa staranno scrivendo” mi sono chiesta… spiando la pagina word di quelli che siedono davanti, noto che ricopiano tutto quello che dice l’insegnante, anche se si tratta della dichiarazione dei baci perugina! Ammetto che, pur riuscendo a prendere appunti in francese, naturalmente diverse parole mi sfuggono: a questo punto mi sporgo da un lato e “adocchio” gli appunti del mio collega (metodo collaudato che ben funziona). All’insaputa del collega ovviamente ^^

In generale, anche se ci lamentiamo della scuola/università italiana, potrei dire che nonostante tutto la nostra è di livello ottimo; nella mia esperienza ho notato che la scuola italiana è generalmente la più formativa; purtroppo l’estero ci batte per superiorità tecnologica e organizzativa.

20150122_161921 facendo mente locale nella caffetteria dell’università 🙂

 Articolo di: Alice Palombarani

Scritto e pubblicato il: 11 febbraio 2015