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Una partita, il mito: “Pisa-Roma 1-2” di Giuseppe Manfridi

Il 16 ottobre al Centro Culturale Elsa Morante “Pisa Roma 1-2” di Giuseppe Manfridi apre l’iniziativa “Autori per Roma” che coinvolgerà anche i Centri Culturali Aldo Fabrizi e Gabriella Ferri. Dal 16 al 19 ottobre una serie di spettacoli dedicati alla Città Eterna.

 

Correva l’anno 1983. Il campionato era alle porte. Allo stadio Olimpico i giallorossi subivano una sorprendente disfatta dalla Juventus. Unica speranza per lo scudetto: vincere contro il Pisa la domenica successiva, in una partita che sarebbe entrata nel mito. “Pisa Roma 1-2” fa parte di “Dieci partite”, un ciclo di monologhi di Giuseppe Manfridi che ripercorre gli anni del grande calcio italiano; l’attore tratteggia quei tempi appassionati con uno stile personale, informale e autoironico, ricco di avventure iperboliche da tifoso che riescono a strappare numerose risate; sprofondando in vorticosi ragionamenti aritmetici, Manfridi prende in giro innanzitutto se stesso: “Pisa-Roma 1-2” diventa lo sfogo (garbato) di un tifoso (per eccellenza).

(continua dopo la foto)

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Tutto diventa metafora calcistica: la scena sta all’attore come la porta al portiere; Manfridi prende posto in mezzo a due mucchi di panni a mo’ di pali, cominciando il suo racconto di una Roma trasformata in divinità laica e al contempo della fede calcistica divenuta ideologia. Lo spettacolo è adatto sia agli appassionati di calcio sia ai profani, ricostruendo l’immaginario degli anni ’80 e quei valori in cui possono identificarsi i giovani di allora, non solo i fan più accaniti ma tutti coloro per cui la sigla di “90° minuto” è divenuta il simbolo di una generazione.

Pur parlando di un tema popolare come il calcio, Manfridi riesce ad essere originale e non cadere nel già detto: l’attrito fra il linguaggio aulico del professore e l’argomento produce una dissonanza umoristica, creando un’originale interpretazione della fede calcistica, mentre il tifoso nostalgico e agrodolce si eleva a contemplatore e filosofo del mondo, per uno spettacolo popolare (ma non populista).

Quello di Manfridi è un calcio fatto di baffi folti, divise a maniche lunghe, partite vissute in compagnia di un bambino; uno sport già culto di massa, ma ancora verace e a misura d’uomo, non del tutto ingurgitato dal polverone televisivo e non falsificato dai costruttori di immagine. Insomma un calcio che unisce le generazioni e che riesce ancora a commuovere.

Articolo di: Alice Palombarani

Scritto e pubblicato il: 20 ottobre 2014

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