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Con “Tempi glaciali” Fred Vargas non convoca mai invano

“L’afturganga non convoca mai invano. E il suo dono porta sempre su un sentiero” è la frase ad effetto del romanzo “Tempi Glaciali” (uscito per Einaudi Stile Libero il mese scorso).

Dieci anni fa, un viaggio in Islanda: una comitiva si perde nella nebbia. Due membri che vengono uccisi. Oggi, una strana setta ricostruisce le sedute del Parlamento parigino durante la Rivoluzione. Un Robespierre spietato. E due suicidi che non quadrano. Il commissario Adamsberg si ritrova ingarbugliato in un caso che sembra una vera e propria matassa di alghe, e accanto a lui troviamo la solita squadra Anticrimine del 13° di Parigi, fatta di personaggi ben delineati e originali, in primis il braccio destro Danglard, uomo coltissimo ma che nutre una forte simpatia per la bottiglia; il tenente Noel, figlio dei servizi sociali, protetto dalla sua sfacciata giacca di pelle; la tenente Retancourt, un donnone caterpillar che giocherà un ruolo decisivo nel corso delle indagini.