Storia di un’invisibile in ‘La vegetariana’

Ho da poco letto ‘La vegetariana’ di Han Kang, edito in Italia nel 2016 da Adelphi. La sudcoreana è stata insignita nel 2016 del Man Booker International Prize, proprio grazie a tale romanzo, e nel 2024 del Premio Nobel per la letteratura.

Ho scoperto il libro grazie a un gruppo di lettura, ma non avendo potuto leggerlo nel mese prefissato, ho approfittato della particolare atmosfera estiva – apparentemente più rarefatta e libera anche se non è vero – per recuperarlo. Non avrei potuto compiere scelta migliore: si è rivelata una delle migliori opere che io abbia letto negli ultimi anni.

Le quasi duecento pagine sono incentrate sulla storia di Yeong-hye, la “vegetariana” appunto, e sono strutturate in tre capitoli, ognuno dei quali è narrato di volta in volta da un personaggio secondario: il marito, il cognato, la sorella. La voce della protagonista fa capolino unicamente nelle descrizioni di sogni terribili, per liberarsi dei quali lei inizia a rifiutare la carne. Il colpo magistrale consiste nel fatto che dai pensieri dei personaggi emerge lo sguardo tagliente, ironico e disincantato della scrittrice, che punta il dito sulle contraddizioni della società, sulle convenzioni sociali, sul classismo e sul sessismo che schiacciano la “vegetariana”. A tal proposito, il libro mi ricorda ‘La ragazza del convenience store’ di Murata Sayaka, in particolare nella critica allo stigma contro le persone single.

Tuttavia, pur non avendo attrattive speciali, non presentava nemmeno particolari difetti, e quindi non ci fu ragione per non sposarci.

Il signor Cheong, marito della “vegetariana”

‘La vegetariana’ non è un libro sul cibo. O, meglio, è un libro in cui il cibo assume un significato metaforico che va al di là dell’alimentazione: il desiderio della protagonista di trasformarsi da essere umano in albero compie un arco che attraversa il sesso, la violenza subìta, la malattia, la sorellanza.

Non a caso, Han Kang è stata insignita del Premio Nobel “per la sua intensa prosa poetica che affronta i traumi storici ed espone la fragilità della vita umana”.

Sicuramente questo romanzo sarà il primo di una sua lunga serie sul mio scaffale. Che bella scoperta!

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