Il 6 novembre è uscita in Italia la pellicola del regista iraniano Jafar Panahi, premiata con la Palma d’oro al 78° Festival di Cannes, che racconta le tensioni del Paese mediorientale in un viaggio da un lato drammatico, dall’altro rocambolesco.
Per un incontro fortuito, l’ex prigioniero Vahid pensa di riconoscere colui che potrebbe esser stato il suo torturatore ai tempi del carcere. Come si vede anche nel trailer del film, decide di inseguirlo e rapirlo. Inizia così un’avventura alla ricerca dell’identità dell’uomo: si tratta veramente del suo carnefice?
Nel corso della storia, Vahid riunirà alcuni ex compagni di prigionia, ognuno dei quali è portatore di un punto di vista diverso nei confronti del trattamento da riservare al rapito: c’è chi suggerisce di eliminarlo subito; al contrario, altri dicono di liberarlo, perché loro non sono come i propri ex aguzzini. Sono invece tutti d’accordo nel rievocare la memoria delle torture subite, in una confessione reciproca, per farsi forza a vicenda.
Nonostante non mi abbia convinta la scena più “seria” della pellicola, nella quale ho avvertito una stonatura e un disvelamento dell’enigma avvenuto in modo sin troppo facile, personalmente sono rimasta colpita dal tono di “Un semplice incidente”: paradossalmente leggero, da “commedia”, costellato da scoppi di risa assolutamente funzionali alla comprensione del messaggio. Inoltre, secondo me riuscitissima e agghiacciante la scena finale, che fa alzare dalla poltrona con il fiato sospeso.
Una volta uscita dalla sala, mi sono fiondata sullo smartphone alla ricerca di informazioni sul regista Jafar Panahi, scoprendo la figura di un dissidente politico, come è possibile approfondire in questa pagina della Treccani.
Per chi volesse approfondire lo sguardo letterario sull’Iran, segnalo il meraviglioso romanzo “Leggere Lolita a Teheran” (2003), della scrittrice Azar Nafisi, dal quale è stato tratto l’omonimo film di Eran Riklis, uscito nelle sale l’anno scorso.

Per vicinanza geografica, segnalo anche il reportage a fumetti “La sposa yemenita” (2017) della giornalista Laura Silvia Battaglia, disegnato da Paola Cannatella. Potete trovare la recensione qui.






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